Di disaccordi al vertice ne conosco purtroppo tanti. Uno, in particolare, mi lasciò davvero con l’amaro in bocca poiché il padre, molto avanti negli anni, era costretto a lavorare ancora in farmacia in quanto i tre figli avevano idee molto differenti sulla gestione. Non sono sicuro dopo anni di ricordare al meglio ogni dettaglio, ma ciò che conta in questo contesto è il risultato che ne scaturisce, assolutamente reale.

La prima volta che andai a trovarli (uno di essi lo avevo conosciuto durante un seminario presso la sede provinciale di Federfarma), parcheggiai la macchina davanti all’ingresso il solo tempo necessario per entrare e chiedere dove potessi lasciare al meglio la vettura, tra i tanti vicoletti e sensi vietati ivi presenti. Un dottore al banco, prim’ancora che potessi spiegare chi fossi, appena aprii bocca mi apostrofò davanti a tutti, minacciandomi di chiamare i vigili.

Scoprii subito dopo, assicurata la mia auto, che quel giovane era uno dei fatidici tre figli (e, purtroppo, non era la persona garbata che avevo conosciuto in precedenza). Incontrai quest’ultimo e mi fece accomodare nell’ufficio, soprastante ma comunicante con l’area aperta al pubblico: per tutto il tempo dovemmo parlare a bassa voce, a causa dei disaccordi familiari. La mia presenza stessa lì, quel giorno, non era stata condivisa e guai se il fratello fosse venuto a conoscenza del fatto che un consulente aziendale avesse varcato la soglia della farmacia!

A quel punto gli chiesi incuriosito del terzo fratello e ricevetti un’altra notizia per me strabiliante: quest’ultimo lavorava part time, poiché per il tempo rimanente preferiva lavorare da dipendente presso un’altra farmacia… Ora ti chiedo: se tu fossi un collaboratore in quella farmacia, come sarebbe la tua vita? E i clienti, secondo te…

Una cosa simile mi è capitata visitando un co-titolare che, a bassa voce, mi confidava tutte le sconsideratezze della socia molto più anziana di lui, in quel momento al banco e che neppure mi era stata presentata, la quale mi ha visto entrare e uscire senza capire il perché. Ho provato disagio e il giorno seguente le ho telefonato, presentandomi nella veste giusta e porgendole le mie scuse! Purtroppo, in queste situazioni il rischio di incappare in situazioni delicatissime e di essere confuso per qualcuno di parte è elevatissimo.

Ti faccio adesso una domanda: se non sei l’unico titolare o, ma è lo stesso, se tu e il tuo partner gestite assieme la vostra farmacia (poco importa la titolarietà giuridica), andate perfettamente d’accordo? Intendo dire che le decisioni sul futuro o le scelte correnti vi trovano allineati? Sappi che avviene in farmacia esattamente ciò che succede in famiglia: i figli sanno benissimo a chi chiedere un euro e a chi l’ennesimo dolcetto, perché sanno osservare i genitori e ne intuiscono le debolezze. Peraltro sono determinati, ben oltre le considerazioni che un genitore possa fare su di loro, e puntano diritti a ciò che desiderano. È quello che succede con i collaboratori.

Di fronte a disaccordi tra soci o in famiglia (mancanza di mete e di valori condivisi), è opportuno fermarsi e confrontarsi quanto prima, onde evitare rancori sopiti che spuntano all’improvviso, in luoghi o in tempi non sospetti, ovvero piccoli problemi che degenerano in questioni talvolta irrisolvibili. Affrontare per risolvere e, talvolta, anche l’imboccare strade differenti può essere, in extrema ratio, una buona soluzione.