La situazione è grave, ma non è seria (Ennio Flaiano).

Nuovi problemi richiedono nuove soluzioni. In una pagina pubblicitaria di una multinazionale dei servizi informatici, apparsa su un noto quotidiano nazionale, tempo fa campeggiava la seguente frase: Per gestire i cambiamenti bisogna cambiare la gestione. E riferendosi al nostro pianeta, che diventa sempre più intelligente (non ci avevi pensato?), le imprese ivi presenti si trovano a dover affrontare cambiamenti continui: per far ciò è richiesto loro una crescente capacità di relazionarsi col mondo, in modi differenti. E nel pianeta “veloce” è tutta questione di ruote: scegli tu se vuoi essere quella motrice o meno, ma attenzione a non diventare quella di scorta…

Dalla metà degli anni 2000 (le prime disposizioni legislative su iniziativa dell’allora ministro Storace) ad oggi (2012), i cambiamenti del contesto normativo ed economico sono tutti sfavorevoli nei confronti delle farmacie italiane (riduzione prezzi al pubblico, sconti particolari al SSN, introduzione delle parafarmacie, eliminazione di alcuni farmaci costosi dalla vendita in farmacia, la cosiddetta “vendita per conto (ASL)”, apertura dei corner nella GDO, moltiplicazione delle referenze legate ai medicinali equivalenti o generici, clientela sempre più audace nel chiedere sconti al banco,…). È il caso di dire: chi più ne ha, più ne metta!

Sembra ovvio, per gli addetti ai lavori, parlare di cambiamenti sfavorevoli, ma occorre fare una precisazione. L’essere umano non è giunto sino ai nostri giorni, dalla sua comparsa sulla Terra, così come lo vediamo; né possiamo affermare che vi sia stato nel corso della storia (e della preistoria) un unico grande mutamento: madre natura, che non concede raccomandazioni a nessuno, ha così sussurrato con la dolcezza tipica del ruolo di madre, con la consapevolezza dei tempi lunghi, ma anche con saggia fermezza, che il cambiamento è la condizione naturale degli esseri viventi. E siccome cambiare costa fatica, sempre nella sua condizione di madre ha permesso di adattarci pacatamente, ma costantemente, nel corso del tempo. Sono sopravvissute le giraffe, che hanno allungato il collo, e sono scomparsi i dinosauri, che confidavano esclusivamente nella loro forza, al vertice della catena alimentare.

Siccome nostra “madre” ha il suo ben daffare, come avviene in una famiglia numerosa non vizia nessuno e talvolta sembra non prendersi cura di qualche suo figlio, o di alcuni dettagli della vita. No, non è così; una mamma è una mamma e sa avere una visione d’insieme impareggiabile. In aggiunta, qualche figlio spera di farla franca di fronte a tanta severità e si nasconde o rallenta il passo. Madre natura sta lì, osserva con apparente noncuranza, ma al momento giusto richiama agli scopi comuni, all’essenza delle cose, ai valori di fondo: non è vendetta la sua, né ama punire i figli, ma un semplice richiamo come se anch’essa debba a sua volta rispondere a una forma superiore circa l’evoluzione del mondo.

Ebbene, i farmacisti (ergo: i titolari di farmacia), e molti altri “figli”, hanno cercato per tutto questo tempo di risparmiare energie e lo hanno fatto in due modi: innanzitutto tutelando le prerogative storiche, peraltro funzionali al contesto socio-economico e politico in cui sono cresciuti; poi cercando di “confondersi” nella folla dei non pochi figli irrequieti; tante altre categorie, infatti, si comportano nel frattempo come loro: perché iniziare proprio da qui? Debbo considerare che si tratta di una reazione naturale e scontata, tipica del bambino nell’impresa (l’ha pensata e pianificata, se ci pensi bene!) del prelevare un euro dal borsellino della madre e che, una volta scoperto, si nasconde dietro un’innocente bugia. Non è un atto di accusa e non riguarda solo i farmacisti, ma tutti noi! Ricordo che anni addietro, agli inizi degli anni ’90, giovane dottore commercialista andavo affermando che non era attraverso la richiesta di prerogative professionali che avremmo garantito un futuro alla categoria, né grazie a leggi tributarie sempre più complicate, che assicuravano il pane a colleghi tronfi del loro sapere e delle loro conoscenze personali negli uffici delle amministrazioni pubbliche.

Siccome il mondo da sempre si muove verso la specializzazione, figlia della crescente complessità e varietà esistenziale, l’essere umano di contro si difende con la semplificazione: il cittadino-utente-cliente per non perdersi e il professionista-imprenditore per tutelarsi dalla fatica del cambiamento. Allora occorre fare due considerazioni. La prima è sulle opportunità che il cambiamento di contesto offre ai più intraprendenti, ai più veloci, ai più visionari: si chiama specializzazione, differenziazione, perfezionamento e diversificazione. Pattinando sopra il ghiaccio sottile, la nostra speranza di salvezza sta nella velocità (Ralph Waldo Emerson). Il mondo è più complesso? Le esigenze si articolano? Allora chi sarà bravo a occupare nuovi spazi di mercato per primo? Chi sarà capace di fornire risposte semplificatrici al cittadino-utente-cliente? Esistono oramai i piatti pronti da riscaldare per il crescente popolo dei single; i servizi a domicilio per gli anziani; i customer service per intercettare le lamentele di clienti che altrimenti lancerebbero i loro strali in mille e incontrollabili direzioni… basta copiare da ciò che già esiste, senza dover inventare nulla di nuovo ma trasponendo in casa propria ciò che ha funzionato altrove, magari a fianco della saracinesca della tua farmacia.

La seconda considerazione riguarda le tutele, che da sempre hanno creato barriere all’ingresso sul mercato da parte dei più giovani. I più intraprendenti e visionari ci riescono; i figli di papà ci riescono (spesso vantandosi di esser stati bravi a realizzare qualcosa costruita non da loro…); tutti gli altri no. Fanno fatica e gettano al vento le loro migliori energie e il loro entusiasmo. E questo una società civile e avanzata proprio non se lo può permettere! Ricordo la storia di un caro amico che, giovane farmacista, si è ritrovato precario nelle sue prime esperienze. Tutto sommato non è questo il problema, ma ciò che mi fece dapprima ridere di gusto, poi riflettere amaramente è stato il racconto della sua ultima esperienza in farmacia; intendo dire di quella volta in cui decise che non avrebbe più lavorato in simili strutture. “Avendo la necessità di incrementare i miei scarni guadagni -mi disse con occhi sbarrati- mi proponevo per qualsiasi necessità nelle farmacie della zona e sai cosa mi domandò un titolare, ultimamente? Quanto ti prendi a notte?”… Debbo confessare che trovai la cosa davvero ilare, ma accortomi del dramma di chi avevo di fronte, potei solo chiedere scusa.

Per quanto detto sopra, ritieni ancora opportuno discutere del decreto di questo o quel governo o incominci a pensare di valutare che il mondo non si può fermare anche con le forze di un’intera categoria? Hai tutta la mia comprensione per lo stato di agitazione emotiva in cui ti trovi, ma non ti sarà di alcun aiuto, com’è facile capire. Di fronte a stati stresso geni, agire è l’unica strada per non invilupparsi nei propri pensieri e per non farsi inviluppare, credimi, in qualche pensiero di altri.

Si possono, è vero, rallentare i processi, ovvero si può deviare il corso di un fiume, ma dobbiamo considerare due possibili conseguenze: se ti contrapponi all’inesorabile movimento di una ruota che gira, non appena ti distrarrai o nel momento in cui non avrai più la forza necessaria, la ruota farà improvvisamente uno scatto in avanti, come se fosse guidata da una potente molla, e i cambiamenti ti pioveranno addosso e saranno per molti versi ingestibili (meglio affrontare un cambiamento alla volta, no?). Una disposizione di legge, a modo suo, cercherà di recuperare il tempo perduto. Riguardo alla “deviazione del fiume”, ad esempio barattando determinate posizioni di privilegio con concessioni alla società, o anche più prosaicamente alla politica (che deve rispondere per fini elettorali sempre alla società civile), rammentiamoci che al primo temporale eccessivo o fuori stagione gli argini non decisi da madre natura potrebbero mostrare i loro limiti, con conseguenze inattese, anche catastrofiche.

La categoria, attraverso i suoi rappresentanti, si relaziona con le istituzioni in difesa di diritti corporativi e talvolta sembra farlo in un’ottica conservatoristica e non a supporto di una evidente evoluzione di mercato. I rappresentanti istituzionali svolgono il loro lavoro, assolutamente necessario, in un clima poco sereno come l’attuale. Ci si aggrappa, allora, alle prerogative storiche e al “perché iniziare proprio da qui?”, di cui alle considerazioni precedenti. Sarà sufficiente di fronte alla ruota della vita che si muove inesorabilmente? Non credo. Peraltro, ci troviamo in un momento storico in cui non i rappresentanti dei farmacisti, bensì tutte le istituzioni (figure individuali o complesse) stanno perdendo di capacità rappresentativa, da un lato, e di autorevolezza, dall’altro. Si mette in discussione il rimprovero dell’insegnante o la prescrizione del medico, per non parlare dei partiti politici o dell’etica di molte aziende. E questo è il frutto di un altro movimento di fondo che ci vede cittadini-utenti-clienti sempre più informati ed esigenti. È la ruota della cultura che avanza… Nessuno più desidera restare indietro e, a costo talvolta di figuracce, nessuno vuole apparire intellettualmente inferiore o dipendente dagli altri. D’altronde le classi sociali non sono più distinguibili semplicisticamente, com’era un tempo non molto lontano.

E tu cosa stai facendo? Aspetti quello che ti racconteranno i rappresentanti di categoria? Ma a casa tua come vanno le cose? Sei tra quelli che pensano “mal comune mezzo gaudio” o che ci si salverà “tutti o nessuno”? Conosci nella tua esperienza qualcosa di simile già accaduto? Fammelo sapere e ritirerò dal mercato questo libro!

Sono testimone oculare di come, poi, i vari consessi professionali siano motivo di amplificazione dei problemi di categoria, per il semplice motivo che questi ultimi rimbalzano tra i colleghi secondo un semplice principio della società in cui viviamo: le cattive notizie viaggiano più veloci delle buone notizie! Hai mai viso qualcuno che se ne torna a casa propria con uno spunto utile, una buona idea, quando a prevalere sono solo sfoghi e problemi? E se prima ti ho incitato a “copiare” le idee della saracinesca affianco, hai mai visto un’azienda avere successo perché si limita a “copiare” dal suo simile? Sempre il cittadino-utente-cliente, in modo esplicito o meno, ti farà capire, se ti comporterai così, che sei ovvio, scontato, e pretenderà a poco prezzo o gratuitamente da te quelle cose che un tempo apprezzava molto ed era disposto a pagare più: un prodotto affidabile, un consiglio tecnicamente ineccepibile, un sorriso. Tu continua a “copiare” e vedrai che prima o poi quelli che un tempo erano ovvi punti di forza saranno svalutati perché “da tutti i farmacisti è giusto aspettarsi un prodotto, un consiglio, un sorriso”. Non mi dire che ti sta già capitando… Lessi di una madre che disse alla figlia, divenuta poi imprenditrice di successo: Siate speciali. Tutto, ma non mediocri!

Storace, Bersani o Monti? È una questione di governi o costoro si trovano ad assecondare madre natura? Frenare la ruota? Deviare il corso del fiume? Giustificare le prerogative? Perché iniziare da qui se ci sono tante altre storture sociali ed economiche? Il cittadino-utente-cliente è diventato arrogante? I rappresentanti di categoria hanno interesse a giustificare la loro presenza? Intendi accodarti e “copiare”? Stai alla finestra impaurito aspettando che qualcuno decida per te? Credi che a casa tua tu non possa o non debba fare nulla nel frattempo? Scegli. Mark Twain ce lo insegna: Tra vent’anni sarai più deluso dalle cose che non hai fatto che da quelle che hai fatto…