Ogni mattina chiediti se faresti ciò che hai messo in programma se quello fosse il tuo ultimo giorno. E se per troppi giorni di seguito la tua risposta è no, cambia vita (Steve Jobs).

Te lo ricordi lo spot pubblicitario degli anni ’60: “Contro lo stress della vita moderna…”? Di sicuro cinquant’anni fa non si poteva neppure lontanamente immaginare lo stress della vita… odierna! Siamo diventati un po’ tutti più bravi nel fare più cose nello stesso tempo a disposizione, anche aiutati dai moderni mezzi tecnologici, ma che fatica… l’organismo umano è identico a quello di qualche decennio fa ma riceve tanti stimoli in più. Anche Dio si riposò il settimo giorno, ma sembra che noi contemporanei ce lo siamo dimenticato!

In fase di chiusura del volume, mi sono imbattuto in un vecchio numero della rivista Selezione Reader’s Digest (febbraio 1993), che avevo su uno scaffale del mio studio. L’articolo che ha attratto la mia attenzione s’intitola: Sette mosse anti-stress (a cura di Michael Castleman). Rammenta a tutti noi la memoria dello scienziato canadese che per primo utilizzò il termine “stress”, Hans Selye, e qui ne ripropongo una schematizzazione, che mi sembra utile in tale contesto:

  1. il test dei cinque anni. Quando mi si presenta un impegno, mi chiedo se potrà interessarmi ancora fra cinque anni. In caso affermativo, accetto; in caso negativo, rifiuto;
  2. una mano al prossimo. Ogni venerdì, per novanta minuti durante la pausa pranzo, faccio l’inserviente presso una mensa per i poveri. Sto a contatto con persone che hanno problemi veri e, di sicuro, più grandi dei miei. Talvolta alcune di esse ce la fanno e non tornano più e questo mi rinfranca molto;
  3. rendersi conto della propria fortuna. Quando sono particolarmente sconvolto, faccio ruotare il mappamondo nel mio ufficio e mi accorgo che c’è un mondo immenso là fuori e anche i miei problemi più gravi sono solo una parte microscopica di esso;
  4. mantenere la calma. Gli avvenimenti in sé e per sé non sono stressanti; è il modo in cui li percepiamo che ci fa sentire tesi. Generalmente lo stress è causato da una perdita di controllo: quindi, o gestiamo le situazioni irritanti o accettiamo con filosofia quelle per le quali non possiamo far nulla;
  5. lavoro di gruppo. La mia famiglia è la mia prima linea di difesa dallo stress. Affrontiamo le faccende domestiche assieme. Gli amici rappresentano la mia seconda difesa e, magari, ci dividiamo i compiti facendo la spesa in compagnia, cooperando;
  6. lavate via lo stress. Un lungo bagno caldo è un modo fantastico per rilassarsi. Nella vasca penso a me stesso, leggo e posso guardare la tv;
  7. non ingigantire i problemi. Cerco di valutare il problema su una scala da uno a dieci (la quotazione peggiore), dopodiché non mi preoccupo di tutte le questioni legate ai punteggi più bassi.

In queste pagine non voglio proporti uno stile di vita sano o qualche sostanza che ti tiri un po’ su; desidero solo parlarti della qualità delle cose e del modo in cui si affrontano, durante la giornata tipo. Troppo spesso, infatti, mi sono ritrovato tuoi colleghi che gestivano nell’80% del proprio tempo (o giù di lì) quei problemi che, magari, una minoranza (il 20%?) di soggetti “lasciava” sulla loro scrivania. Sai, è come ritrovarsi con se stessi a fine giornata e chiedersi perplessi cosa si è combinato e concluso, dopo tanto affanno.

Il sintomo è comune ma le cause, vere o presunte, possono essere diverse. Provo a elencarne alcune:

  1. eccesso disordine mentale e materiale;
  2. incapacità a delegare e conseguente accentramento anche della più semplice operatività;
  3. gestione del tempo fuori controllo;
  4. mancata classificazione delle priorità nelle attività da gestire;
  5. stato ansioso perenne, a prescindere dalle cause;
  6. carattere superficiale e distratto;
  7. ci si sente gli unici incaricati o i migliori o coloro i quali operano più velocemente su un dato problema;
  8. assenza di un’agenda sulla scrivania o nella borsa;
  9. si dice sempre di sì a tutti;
  10. non si distinguono più quelle persone capaci di risolvere problemi da quelle capaci di creare problemi.

Facile conseguenza? Il sovraccarico. Ma così continuando, senza accorgertene, distruggi lentamente la tua reputazione, limiti la tua affidabilità, estingui quella sensazione di energia che provano le persone quando si sentono incaricate responsabilmente di un impegno. E se mantieni un certo disordine mentale, avrai disordine anche a livello gestionale!

Ricorda che ogni attività che devi affrontare si prenderà tutto il tempo che tu gli avrai assegnato, e anche più; pertanto, impara innanzitutto ad assegnare sempre lo stesso tempo per ciascuna attività che si ripete e non dire mai a te stesso: “Me ne occuperò più tardi, quando sarò più libero!”. È una bugia, e tu lo sai, perché intanto ti brucerai evidentemente quel po’ di tempo libero che hai ma, soprattutto, avrai implicitamente detto a te stesso che a quell’impegno, ora non così importante da dover essere affrontato, potrai dedicare un tempo indefinito…