La finanza è una scienza esatta, finché non viene a contatto di un essere umano. La finanza personale dice chi sei (La pace finanziaria rivisitata, Dave Ramsey).

Forse il fenomeno più frequente che mi è capitato di osservare è quello per cui a una lamentela pressoché plebiscitaria sul calo della profittabilità della gestione non corrisponde, con altrettanta frequenza, una flessibilità (al ribasso) delle disponibilità e dei consumi di un titolare di farmacia.

Questa incapacità a modulare il proprio stile di vita in base alla variabilità dei risultati economici (udite udite imprenditori, speculatori e professionisti!) riguarda tutti gli esseri umani: una volta che ci si è attestati attorno a un certo livello di consumi (composto magari da tanti beni e servizi voluttuari) è difficile sperimentare una privazione, poiché si è raggiunta una zona di comfort, la medesima che ci può frenare quando decidiamo di aggiungere un impegno alla nostra vita, un obiettivo sfidante, ovvero di imparare cose nuove, di mettere in discussione le nostre idee. E tale rigidità, ritornando all’uso del denaro, si registra più in chi ha un reddito elevato che in chi deve far quadrare il bilancio familiare tutti i mesi!

Lo stesso Ramsey, appena citato, ci racconta che una volta invitò a pranzo alcuni uomini facoltosi per conoscerne e carpirne i segreti del loro successo. Essi gli dissero che il modo più rapido per diventare ricchi in fretta è non diventare ricchi in fretta. Disciplina nel risparmio e il rifuggire gli escamotage per minimizzare l’onere fiscale alla lunga arricchiscono di più.

Per quanto accennato, ti indico quattro fattori che o gestisci o gestiscono loro te:

  1. Il cervello umano è complesso e ricerca costantemente zone di comfort per ridurre impegni di energia e livelli di attenzione elevati;
  2. nascono così le abitudini e quelle legate all’utilizzo del denaro sono tra le più resistenti al cambiamento;
  3. a ciò si aggiunge il micidiale effetto emulazione, per tutto quello che vediamo fare ai nostri colleghi;
  4. infine, ci sentiamo a disagio se qualcun altro si accorge che stiamo riducendo i nostri consumi.

E già, abbiamo oramai perso la sottile differenza che passa tra il tenore di vita e il livello dei consumi abituale, li utilizziamo come sinonimi. Eppure dobbiamo apprezzarne la distinzione per capire che, non essendo portatori del medesimo significato, non viaggiano all’unisono. Nei consumi includiamo solo ciò che si può acquistare attraverso uno scambio, nel tenore di vita aggiungiamo ai consumi la qualità e la quantità delle relazioni che possono trasformare la vita in uno stato di benessere (o malessere), a volte a prescindere dalla quantità stessa di denaro.

Riepilogando, zone di comfort, abitudini, emulazione e disagio sono forze che si oppongono strenuamente al cambiamento, pur quando esso si rende necessario. Ma c’è una quinta forza che, anche in merito al denaro, lavora contro di noi: le credenze. Ne ho già parlato in un precedente scritto, ma è necessario riprenderle velocemente.

Infatti, esistono molte false credenze sul denaro. Te ne cito qualcuna:

  1. più guadagno più la vita mi sorride. In realtà così facendo ti abitui a un tenore di vita più elevato; aumentano le tue spese e tenderai a indebitarti per acquisti importanti, confidando sul fatto che potrai pagare grazie ai guadagni futuri, dandoli per scontato;
  2. accendere un mutuo per l’acquisto della casa accresce il mio patrimonio personale. Ciò è vero in un solo caso: se aumenta nel tempo il valore dell’immobile a un ritmo maggiore del costo del denaro. Lo stesso criterio dev’essere utilizzato per le acquisizioni aziendali, ma devi diventare bravo a valutare il ritorno degli investimenti;
  3. se aumento le mie spese sarò stimolato e produrrò di più. Ora, se mi indebito per assumere un nuovo collaboratore, che risulta essere produttivo, allora ho fatto un investimento, ma se compro un’auto nuova a rate sto solo spendendo soldi. Aumentare il mio senso di necessità può andare bene, ma poi debbo comportarmi di conseguenza: occorre lavorare di più e meglio, fare investimenti produttivi;
  4. si può imparare solo da persone di successo. Quest’affermazione parte dal presupposto che chi ce l’ha fatta nella società può trasferire la propria esperienza agli altri. Verissimo! Ma ho potuto constatare che influenzare il punto di osservazione degli individui, stimolandoli a guardare solo “in alto” per confrontarsi, e non con i propri pari, è spesso servito a poche persone senza scrupoli (dittatori, ma anche opinionisti che hanno saputo costruire la propria leadership) per suggestionare moltitudini di soggetti;
  5. qualcuno mi ha convinto a barattare il mio tempo libero, per guadagnare di più. Ci sono persone abili a spacciare i propri guadagni come se fossero i tuoi! Così facendo ti ritrovi solo sovraccarico; perciò innanzitutto valuta la crescita dei tuoi guadagni con l’aumento della preziosità del tuo tempo che scarseggia.

Un grande economista del Novecento, John Kenneth Galbraith, ragionando sulla gestione delle ricchezze in modo dissoluto, sferzò: È bene che di tanto in tanto il denaro si separi dagli imbecilli.