Se sei d’accordo, nell’analisi di ciò che si può fare per migliorare il proprio stato, intendo partire innanzitutto da te, per la semplice ragione secondo la quale se qualcosa desideri che cambi, prova prima tu a cambiare qualcosa (ritornare sui propri passi ti sarà facile, atteso che è una vita che convivi con i tuoi punti di vista). Non è, evidentemente, un gioco di parole, ma l’effetto di un fenomeno ovvio: se sei il titolare della farmacia sappi che sei al vertice di un’organizzazione che, per quanto non si raggiungano le “vette” di una multinazionale, ti pone sempre un gradino più in alto degli altri. D’altronde, con il termine “responsabilità” si intende non solo il far bene le cose e l’evitare i danni, ma soprattutto il fare la cosa giusta ogni volta che è necessario: una bella fatica, non c’è dubbio, poiché può essere tutto sommato semplice da realizzare e, tuttavia, difficile capire quale possa essere la cosa giusta da fare…

Per tale motivo sei la persona più osservata nella tua azienda, la più visibile e, se non ti dispiace, la più controllata: quello che fai tu e come ti senti oggi di umore sarà scrutato da tutti e, come avviene per il pendolo, le persone “oscilleranno” nella medesima tua direzione, peraltro in modo amplificato (tu sei uno solo e i tuoi sono un gruppo). Quindi, quello che sei, che fai e come ti relazioni produrranno effetti sugli altri. A volte l’effetto “pendolo” avviene tra titolari, percependosi la piacevole sensazione di essere trascinati dalle idee e dai comportamenti di qualche collega; ovvero lo avvertiamo dentro ciascuno di noi, quando siamo tentati di trovare scorciatoie alla soddisfazione dei nostri bisogni: capita anche di arrivare a sentire di comportamenti disonesti di qualcuno (per carità, la “collezione” riguarda tutte le categorie lavorative!) o ai limiti della legalità. Cosa può significare “ai limiti”? Non saprei se, per dirla con le parole di Roger de Weck, l’onestà vieta molto di ciò che la legge permette

Nel volume di Hans Küng, Onestà, si riportano le tre domande chiave di Klaus Leisinger per distinguere gli scaltri da coloro i quali hanno comportamenti non etici (e quindi non responsabili), anche quando credono di agire entro i confini della moralità e della giustizia:

  1. 1.     Può rendere plausibili le sue decisioni alla sua famiglia o ai suoi buoni amici senza fatica e correzioni cosmetiche?
  2. 2.     Si sentirebbe a suo agio se delle sue decisioni, dei loro retroscena e dei loro effetti si parlasse apertamente in una rubrica della carta stampata o della televisione?
  3. 3.     Potrebbe accettare come giuste e adeguate le decisioni da lei prese se venissero dai suoi superiori e lei stesso ne subisse le conseguenze?

Tutto questo è responsabilità. Da qualche parte ho letto che le buone decisioni scaturiscono dall’esperienza e l’esperienza scaturisce a sua volta dalle cattive decisioni: decidere è tutto! E quando chiedo ai partecipanti a un seminario se conoscono la differenza tra il dire e il fare, sai qual è la risposta che fornisco, suscitando l’ilarità dei presenti? Il fare… È proprio vero: l’aver vissuto ci fossilizza nella ragione, spesso, e approcciare le nuove idee con razionalità, da qualsiasi parte esse provengano, rischia di bloccarle prim’ancora di provarle. Riporto la domanda scaturita da una recente lettura: quando hai fatto per l’ultima volta qualcosa per la prima volta?

Già mi aspetto qualche risposta ironica: “Ma se quell’inetto-incapace-distratto-misantropo del mio collaboratore…”. Stop. Non andare oltre. Dei tuoi collaboratori ce ne occuperemo assieme in altri articoli. Qui devi pensare a te e a quello che rappresenti e causi col tuo comportamento sugli altri, anche quando stai reagendo a una causa esterna. Punto.

D’altronde conosco bene la paura di affrontare/mandare via un dipendente altamente improduttivo e irrecuperabile o, talvolta, disonesto, per timore di una vertenza: ma quanto ti costerà nei prossimi anni, in tutti i sensi, andare ad effetto di tali soggetti? Ti ripeto: la responsabilità insita nell’essere titolare è una tua scelta. Di nessun altro.