Alcuni individui guadagnano decisamente più di quanto meritino. E il merito è legato ai risultati tangibili (profitti, volume d’affari,…) e intangibili (benessere diffuso, clima di lavoro positivo,…) che essi sanno ottenere da soli o alla guida di altre persone, sia per la propria organizzazione (sviluppo dell’attività, maggiore competitività, distinzione sul mercato,…) che per la società in cui vivono (sviluppo dell’occupazione, beneficenza,…). Se ciascuno di noi si guardasse con imparzialità attorno, potrebbe valutare le proprie performance aggiungendo, in un’ipotetica pagella, altri fattori rilevanti oltre quelli suggeriti, ovvero verificare da più punti di vista (organizzazione della farmacia, mercato, ambiente e società) la capacità di lavorare con efficacia e di raggiungere gli obiettivi prefissati.

RISULTATI AZIENDALI/ORGANIZZATIVI TANGIBILI

  • Il livello dei profitti è aumentato?
  • Il volume d’affari raggiunto risponde agli obiettivi?
  • Abbiamo inserito un nuovo addetto con reciproca soddisfazione?
  • Lo start up di un nuovo reparto è andato secondo le previsioni?

RISULTATI AZIENDALI/ORGANIZZATIVI INTANGIBILI

  • Le persone sono contente del proprio lavoro e delle modalità in cui lo esplicano?
  • Le aspettative dei collaboratori sono chiare e si lavora per realizzarle?
  • Si respira un buon clima tra le persone in farmacia?
  • Il titolare ha leadership sulle persone?

RISULTATI DI MERCATO/SOCIALI TANGIBILI

  • Siamo distinguibili nel nostro mercato di riferimento?
  • Siamo competitivi secondo i nostri clienti?
  • Abbiamo occupato persone meritevoli?
  • Partecipiamo alle iniziative sociali nel contesto in cui operiamo?
  • Chi siamo riusciti ad aiutare quest’anno?

RISULTATI DI MERCATO/SOCIALI INTANGIBILI

  • Il nostro gruppo rappresenta un punto di riferimento per chi entra in contatto con noi?
  • Come siamo percepiti nel nostro quartiere?
  • Cos’altro le persone si aspettano da noi?

Più volte ho ricordato a qualche tuo collega di separarsi mentalmente dalla sua farmacia e di immaginare che essa sia un personaggio metafisico che lo abbia chiamato, in qualità di direttore dipendente, a gestire la sua proprietà. Per i risultati di fine anno è indetta una riunione tra i due. Cosa dirà la “signora Farmacia” al suo direttore?

  1. Sarà contento di lui?
  2. Le aspettative saranno state soddisfatte?
  3. Gli chiederà un maggior impegno e coinvolgimento?
  4. Lo riconfermerà?
  5. Quali obiettivi gli assegnerà per il prossimo anno?
  6. Lo pagherà a stipendio fisso o variabile?
  7. Lo incentiverà?
  8. E lui troverà giustificazioni?
  9. Saprà dove trovare correttivi?
  10. Se la prenderà solo con i collaboratori?

Chi vivrà, vedrà…

Non è infrequente chiamare in farmacia, chiedere del titolare e sentirsi rispondere che non c’è, ovvero che rientrerà all’ora di chiusura (per ritirare l’incasso?). Orbene, è vero che le incombenze che ti portano all’esterno sono tante, ma tra queste ci saranno pure quelle che ogni essere umano è chiamato ad adempiere (fila alla posta, spesa, figli a scuola,…) facendo di necessità virtù in quanto costretto, magari, a timbrare un cartellino quando va al lavoro? Il titolare che lavora poco (vacanze frequenti, orari ridotti, altri interessi, incombenze gestibili in modo differente,…) è una realtà ancora abbastanza diffusa.

Ricordo lo sguardo di un tuo collega e mio amico che rammentava i tempi in cui il papà, nell’unica farmacia del paese, trascorreva le giornate giocando a carte nel retrobottega con il prete e il medico condotto… È passato qualche decennio e il mondo è cambiato più volte da allora!