Il più grande errore che si può commettere nella vita è avere continuamente paura di commetterne uno (Albert Hubbard).

“Incontrando i titolari in questo periodo di forti cambiamenti, quello che emerge è uno stato d’animo di paura. E venendomi in mente che di solito l’avvertiamo quando ci aspettiamo di perdere qualche cosa, ovvero di fronte all’ignoto, la associo al mutamento delle regole nella competitività del settore. Chiedo loro se questa è la ragione di tale comportamento, che sicuramente è un punto di vista umano. Poi rammento che la paura può essere una pura reazione negativa ad un cambiamento che si sta affrontando. Faccio qualche domanda e mi accorgo che, guarda caso, questo sentimento, prima che da reali problemi o strategie da affrontare, proviene da una classica componente dell’essere umano: la resistenza verso qualcosa che sta cambiando.

Mi rendo altresì conto che oggi, ed ancora per molto tempo, ahimè, si continuerà a mantenere questa percezione negativa del cambiamento nel mondo delle Farmacie, giustificandola o cercando inconsciamente risposte (che tra l’altro non ci sono) a queste domande: Perché accade? Perché non è possibile che le cose rimangano come sono sempre state? Perché sta accadendo a noi? Comprendo che questo atteggiamento cerca di razionalizzare e rendere logica una propria resistenza. Ma la ricerca di soluzioni alternative è vana e si ripiomba nella paura. Provo a far capire che occorrerebbe resistere di meno, cercando soluzioni differenti, ma noto che per il mio interlocutore questo diventa difficile… E ogni difficoltà ci fa vedere le cose con diffidenza.

L’assurdo è nella manifestazione della diffidenza, che deriva dalla paura, che a sua volta è una pura resistenza al cambiamento. Provo, allora, a condividere con il titolare l’elevato indice di fiducia delle persone nei confronti della farmacia e come tali atteggiamenti possono ledere non tanto l’immagine dell’attività quanto quella del farmacista come persona, atteso che il cliente cerca proprio nel professionista delle certezze. Ma la risposta che ricevo è sempre quella: dobbiamo comportarci da professionisti, come abbiamo sempre fatto.

Esiste una risposta più vantaggiosa? Per i Farmacisti la soluzione più semplice è quella di avere il coraggio. Il coraggio di non resistere al cambiamento. Il coraggio dell’impegno, di uno sforzo verso qualche cosa che porti ad una soluzione. E mi ricordo, poi, che il coraggio non è altro che l’opposto della paura. È l’unica soluzione. Questo coraggio ci spinge sicuramente verso tante attività, forse giuste forse no ma, sicuramente, ci porta a partecipare a questo cambiamento, per smettere di soffrire. Ci vuole più coraggio per soffrire che per agire (Sören Kierkegaard). Dalla paura alla partecipazione…”.

Sin qui le parole di un caro amico, Luca Collina, che come me ha impattato il tuo mondo e ne è rimasto fortemente impressionato, caro farmacista.

Il modo migliore per avere controllo sulle masse, come sulle singole persone, è creare forme di paura, per il semplice fatto che la paura ha un effetto paralizzante. Non è un caso che tutte le forme di assolutismo, nonché di imbonimento delle folle, partono dal pieno controllo dei mezzi di comunicazione (non solo i mass-media). Chi controlla la comunicazione possiede l’interruttore emozionale degli individui e la paura è la più forte e radicata delle emozioni, perché è la più atavica nel nostro cervello: ha consentito all’uomo di sopravvivere nelle caverne e di affrontare i rischi, per evolvere sino ai giorni nostri.

La paura, pertanto, è un grande alleato dell’uomo e noi ci fidiamo di essa, a tal punto che ne subiamo gli effetti quando qualcuno, in modo maldestro, la utilizza per un tornaconto personale. Possiamo dire, in estrema sintesi, che non abbiamo difese contro la paura! Educhiamo i nostri figli utilizzandola ampiamente, affinché non facciano sciocchezze, piuttosto che per tenerli buoni e quieti per un po’. Ma è giusto ricordare che la paura della minaccia è una delle meno efficaci, certamente meno impattante della paura del buio, dell’ignoto, del parlare in pubblico,…

Se, dunque, la paura ha un effetto bloccante, per contro l’agire ha un risultato anti stress perché si contrappone alla paralisi. Riflettici su: lo shopping è antri stress perché ci spinge fuori di casa; affrontare una persona, come il chiedere un aumento di stipendio è antistress perché ci fa sentire meglio già a prescindere dall’esito del confronto (prima, magari, ci carichiamo di stress); e così via.

Perché parlare in questo libro della paura? Perché per qualcuno dei lettori può essere il sentimento del momento, ciò che si prova prima di un forte cambiamento di clima sociale e che si tramuta, come detto nel capitolo precedente, in un pericoloso immobilismo attendista, con la speranza che chi ci rappresenta possa trovare delle vie d’uscita. Traduco: si è volontariamente disposti a delegare più potere a chi è al vertice! La paura utilizzata come strumento di gestione del potere.

Ma la paura non è solo connessa al mutato clima sociale; questo è un fattore estrinseco a cui se ne associa uno interno: la paura dell’indebitamento. Voglio parlartene in questo momento perché non poche farmacie sono attanagliate da debiti ingenti. E qui occorre fare una riflessione puntuale. Intanto voglio condividere con te l’idea che il concetto di “paura” e il connesso concetto di “debito” rappresentano due solide catene a cui, in determinati momenti della nostra vita, ci siamo sentiti legati: la prima è una catena intangibile, nascosta dentro di noi; la seconda è una catena tangibile, quantificabile contabilmente. Quindi, perché il debito possa essere affrontato, vanno chiariti alcuni elementi che non hanno a che fare con i bilanci, né con le forme di finanziamento che offre il mercato. Procediamo con ordine.

Come già ha scritto qualcuno, raramente sono le circostanze a causare problemi di insolvenza. Eleanor Roosevelt affermava, per di più, come nessuno può sottomettervi senza il vostro consenso… Né si deve pensare che ad accumulare debiti siano solo i soggetti meno abbienti. Sebbene gli imprevisti possano mettere le persone di fronte a complicazioni finanziarie, la maggior parte degli individui indebitati si trova in difficoltà per una mentalità compulsiva. Spendono senza controllo e sono alla costante ricerca di finanziatori per mettere una toppa su precedenti debiti contratti. Sono soliti nascondere le proprie difficoltà, magari continuando a mantenere il precedente tenore di vita, e si giustificano classificandosi tra i “casi speciali”. Anche potendo risolvere la situazione con un’entrata extra o un maggior guadagno, i debitori tendono a indebitarsi a un livello maggiore.

Per uscire da questa spirale occorre innanzitutto avere piena consapevolezza di trovarsi di fronte a un problema; cosa non necessariamente scontata atteso che molta gente si indebita pensando semplicisticamente di pagare tutto con le entrate future (e se si tratta delle entrate della farmacia si confondono i denari che sono di nostro appannaggio con quelli che appartengono ai fornitori, allo Stato, ai dipendenti e così via). Poi bisogna constatare come nessuno ci obbliga a indebitarci, se non noi stessi e ciò ci conduce a riflettere sul fatto che può essere salutare il cambiare atteggiamento verso il denaro e il modificare le nostre abitudini quotidiane. È facile lasciarsi trascinare in un vortice di emozioni negative: ad esempio, puoi cominciare a credere di non valere nulla o di non avere speranze.

A questo punto, però, ti devo dire qualcosa di forte: come fa una farmacia, azienda che storicamente registra maggiori entrate rispetto alle uscite, a veder indebitato il proprio bilancio? Giustificazione: “La ASL non paga se non dopo mesi di ritardo!”. Mi viene in mente, tuttavia, una semplice considerazione: dopo anni di gestione (a volte da parte di generazioni di farmacisti) è possibile che non riesci a finanziarti con mezzi propri questo credito? Sto parlando nel 2012, con i cambiamenti in atto e gli effetti finanziari già in corso; eppure il debito è un valore che si accumula nel tempo, quindi ha poco a che fare con i risultati economici di singoli anni!

Ma voglio andare oltre: chi ha consentito l’indebitamento delle farmacie italiane? Un titolare finanziariamente distratto? Una ASL poco puntuale? Un istituto di credito che incentiva con tassi agevolati i propri prodotti? Un partner spendaccione? Un fornitore con proposte luccicanti? Una scarsa conoscenza e interpretazione del bilancio d’esercizio? La politica (che nel costume italiano c’entra sempre)? Ovvero un mix più o meno variegato di tutto questo e forse di altro?

Diciamo, per giungere a una prima conclusione, che un po’ la paura ti viene “gettata” addosso dall’esterno (disposizioni di legge, mutato contesto socio-economico), un po’ te la vai a cercare con atteggiamenti non coerenti con lo stato della realtà (mancato controllo delle finanze). Torneremo  a tempo debito su quest’ultimo aspetto; qui mi preme solo evidenziare che nell’affrontare il “nuovo mondo” il farmacista, in aggiunta alle istituzioni, deve affrontare un secondo ostacolo: se stesso!

Non preoccuparti di cosa sta per fare qualcun altro. Il miglior modo di predire il futuro è inventarlo (Alan Kay). Inventare può significare, semplicemente, trasferire nel proprio settore ciò che ha già funzionato in altri ambiti, imitare e non mollare; il fatto è che, se vuoi cambiare la tua vita, devi essere irragionevole: la persona ragionevole, infatti, potrà sempre spiegarti il perché delle cose; solo la persona irragionevole non si adatta alle regole del mondo, le crea!