Diversi anni addietro mia madre necessitava di un nuovo apparecchio televisivo. Con mio fratello ci recammo in un negozio specializzato e vi provvedemmo con sollecitudine. All’atto del pagamento, con un assegno, alla cassa chiesero la garanzia di un documento d’identità e mio fratello, avvocato, estrasse il tesserino dell’ordine. Tutto risolto, se non per la mia curiosità, rimasta sospesa. Tra ironia e interesse, allora, affermai: “Ma la tessera di iscritto all’ordine dei dottori commercialisti è altrettanto valida?”. La risposta fu assolutamente negativa. Imparai a mie spese che gli avvocati avevano più credito di me, commercialista! (A meno che la mia tessera semplicemente non valesse come carta d’identità, ma questa è un’evenienza che escludo perché toglie poesia e significato all’episodio).

Eppure, un altro segno del destino si era poco prima manifestato contro la credibilità mia e della categoria cui appartengo. Agli albori degli ani ’90 aprii il mio studio professionale e, poco dopo, una coppia di fratelli, miei amici d’infanzia, avviarono la propria attività ristrutturando un ambulatorio esattamente al piano superiore al mio. Andai a trovarli e nel visitare la loro nuovissima sede mi confidarono che la banca aveva prestato loro tutto il denaro necessario. Pensai, tra me e me, che se avessi fatto lo stesso all’apertura dello studio commerciale non avrei avuto altrettanto credito…

La lezione di vita che ne trassi fu al tempo amara e semplice: la capacità di credito dipende dalla capacità di reddito (me lo diceva anche il docente di tecnica bancaria all’università ma, evidentemente, non gli avevo dato al tempo sufficiente… credito!). Evidentemente le prospettive di differenti professioni facevano la differenza per la banca valutatrice. Mi sentivo come fossi nato al tempo degli antichi Romani ed ero capitato tra gli schiavi o, al più, tra i liberti. Pazienza, avrei dovuto dimostrare con i fatti e non col censo il mio valore.

Quando ho avuto modo di conoscere le farmacie italiane, ho imparato diverse cose osservando  comportamenti dei titolari e la principale credo sia proprio questa: la disponibilità di denaro e la competenza nel gestirlo non viaggiano di pari passo.

Purtroppo, infatti, dobbiamo registrare assieme un’amara verità: una tipologia d’azienda così redditizia e per così lungo tempo, qual è la farmacia, mediamente si ritrova anche così indebitata e, per giunta, su scadenze di breve periodo, le più costose. Perché? Il largo ricorso all’indebitamento facile e incontrollato non è dovuto solo ai ritardi di pagamento delle ASL. No davvero. Evidentemente negli anni determinate abitudini gestionali hanno prodotto lo squilibrio finanziario. Friedrich Nietzsche ci rammenta che ogni abitudine rende la nostra mano più ingegnosa e meno agile il nostro ingegno.

Gli istituti finanziatori conoscono bene e scelgono con cura i propri clienti, utilizzando il criterio della sicurezza, innanzitutto. Pertanto, hanno da sempre visto alle farmacie come aziende dai profitti sicuri e potenziali ottimi clienti (al pari dei dentisti, rammenti?). Bene, cosa succede quando la banca ti fa la corte? Succede che prima o poi acquisti il suo prodotto più luccicante, il denaro a prestito.

In uno dei primi capitoli, in merito allo stile di vita di una persona, avevo parlato delle false credenze sul denaro, e citavo in particolare le seguenti:

  1. più guadagno più la vita mi sorride;
  2. accendere un mutuo per l’acquisto della casa accresce il mio patrimonio personale;
  3. se aumento le mie spese sarò stimolato e produrrò di più;
  4. si può imparare solo da persone di successo;
  5. qualcuno mi ha convinto a barattare il mio tempo libero, per guadagnare di più.

Una redditività praticamente certa e per un lasso di tempo prolungato, una conseguente disponibilità di denaro, l’assenza di necessità di istruzione finanziaria hanno creato il giusto mix per sviluppare abitudini e comportamenti nocivi sull’utilizzo dei soldi. Qui voglio solo condividere con te come la farmacia sia un’azienda e come tale è un organismo vivente: trattalo bene e frutterà a lungo…