Non ho mai incontrato un commercialista capace di spiegarmi (e di spiegarsi) la differenza tra crema, unguento e pomata. Io stesso li uso come sinonimi, pur sospettando di essere in grave errore. Non provo meraviglia, allo stesso modo, nel non aver mai incontrato un farmacista abile a valutare il ritorno di un investimento. E stiamo parlando dei suoi soldi, come per la pomata stiamo parlando della mia salute. L’assenza di tale capacità tra i farmacisti mi permette di sopravvivere e di guadagnare il denaro necessario per acquistare in farmacia non solo medicine, ma molto altro, con mia grande soddisfazione. Così siamo contenti entrambi!

Scherzi a parte, cominciamo col comprendere che investire significa scegliere e nella scelta è insito il fattore rischio, poiché la decisione riguarda un lasso temporale normalmente ampio. Questo comporta che devi avere ben chiara la distinzione tra speranza, previsione e pianificazione: la prima riguarda l’attesa per un futuro migliore. La seconda si limita alla semplice raccolta di informazioni sul futuro. La terza considera una serie di attività da svolgere nel divenire. Orbene, dare dei soldi a un amico affinché giochi la schedina a modo suo è semplicemente sperare; giocare la schedina in proprio è fare previsioni; corrompere un calciatore affinché la squadra su cui hai puntato vinca, è fare pianificazione! Lasciami passare l’esempio, per la grande attualità del tema nel nostro contesto sociale.

Sono proprio gli investimenti e il loro rendimento, del resto, che assicurano la prosecuzione delle attività aziendali. Non esserne consapevoli è come mettere il sottoscritto al banco dell’etico, dotato di sola tanta buona volontà! Purtroppo non basta e il rischio è elevato.

In un investimento vi sono impiegati capitali propri e di terzi, nell’attesa di un flusso di denaro di ritorno (e per svariati anni). Già da questa semplice descrizione annoveriamo una serie importante di questioni aperte che riassumo nel mio decalogo dei fattori cruciali per l’investitore accorto. Te lo presento, pur sapendo di sintetizzare un “mondo” che da solo merita un volume a sé:

  1. quantifica il denaro personale di cui ci si può privare, ma anche che si vuole e si ritiene di destinare a specifici fini per un lasso di tempo piuttosto lungo (una lista di come spendi abitualmente i tuoi soldi potrebbe aiutarti non poco);
  2. considera la personale capacità di ottenere credito e stima il denaro da chiedere in prestito, le modalità e le forme nell’ottenimento e il suo costo globale effettivo (vai in banca dal direttore a parlare di queste cose quando non ne hai alcun bisogno: non essendone emotivamente coinvolto, sarà per te una chiacchierata istruttiva su come vieni considerato e “valutato”. Potrà servirti in futuro!);
  3. definisci la durata del piano di rimborso di tali somme, congrua con le tue effettive possibilità (devi stimare i flussi di cassa che si genereranno in futuro, se saranno sufficienti a rimborsare il debito senza particolari affanni);
  4. valuta sia le componenti materiali (immobili, arredi, attrezzature,…) che immateriali (avviamento, software, licenze,…) dell’investimento. Il valore da considerare non è mai quello che si ottiene guardando al passato, ma deriva da ciò che il mercato potrà valutare utile nel futuro (acquistare delle apparecchiature tecnologicamente avanzate, ad esempio per autoanalisi, a che prezzo ti consentiranno di proporre il nuovo servizio in farmacia?);
  5. rifletti sull’impatto organizzativo, sui processi, sui condizionamenti umani, sul cambiamento della struttura finanziaria aziendale e su ogni altro fattore di rilievo che l’investimento produrrà (una ristrutturazione degli spazi espositivi come condizionerà la clientela? E il personale? Quali effetti si avranno sugli indici di bilancio?);
  6. calcola i flussi finanziari che annualmente potrebbero rientrare grazie all’investimento fatto e aggiorna le somme di denaro in uscita e in entrata alla naturale svalutazione monetaria, affinché si possano confrontare importi tra loro omogenei a una certa data (anche se l’inflazione è attualmente un fenomeno piuttosto ridotto, ricordati che i tempi di recupero degli investimenti si misurano in diversi anni, magari dieci o più… E il 3% annuo, ad esempio, in dieci anni fa più del 30%, perché l’inflazione segue la regola dell’anatocismo: il tasso si applica ai valori dell’anno precedente, già comprensivi, a loro volta, dell’incremento inflattivo sull’anno prima. Interessi su interessi, inflazione su inflazione!);
  7. somma tra loro i tempi necessari e attesi per recuperare l’intero investimento (se hai automatizzato il magazzino risparmiando sul costo del personale o rimodulandolo su altre mansioni, di quanto tempo avrai bisogno per riscattare i denari spesi? Oltre ai possibili risparmi, si possono prevedere in qualche settore della farmacia nuove entrate?);
  8. verifica l’opportunità dell’investimento sulla base della rischiosità complessiva e sull’impiego alternativo del capitale necessario (cosa faresti dei soldi non investiti? Hai delle alternative e quanto valgono per te, anche sul piano psicologico?);
  9. pensa anche alla facilità di disinvestimento futuro, come strategia di fuoriuscita dal mercato. Ti consiglio di non utilizzare solo gli elementi oggi a tua disposizione, ma di ampliare la prospettiva a diversi scenari possibili (il ruolo professionale e personale, nella vita di ciascuno di noi, deve dipendere il più possibile dalle nostre decisioni, altrimenti abbiamo un problema anche quando non ne siamo pienamente consapevoli: disinvestire può significare vendere la farmacia e ho l’impressione che questa operazione, una delle opzioni finanziariamente possibili sul piano razionale, si scontri talvolta con lo spirito d’orgoglio del titolare. Comprensibile ma non sempre giustificabile, soprattutto se le circostanze richiedono scelte radicali…);
  10. decidi se ne vale la pena, anche sulla base del tuo livello di determinazione personale, nonché di propensione al rischio e del ritorno in termini di soddisfazione soggettiva (la componente irrazionale è essenziale, come spiegato appresso, poiché è da lì che si alimenta la tua motivazione, una delle forze più potenti dell’essere umano!).

Come puoi notare all’ultimo punto, se tutto il resto è quantificabile e ti aiuta a costruire un giudizio razionale, la componente psicologica dell’investimento è fondamentale, proprio perché in fondo è lei che ti farà compiere l’ultimo passo, il decisivo!

Per di più, sto cercando di dirti che nelle stime che sei chiamato a fare, pur con l’aiuto di esperti qualificati, devi avere una mentalità aperta al futuro e strategica, cioè capace di prendere e mettere assieme le tante “mosse” e le numerose “pedine” che fanno parte della partita, proprio come fa un buon giocatore di scacchi. Infatti, i cinque elementi che si mescolano tra loro sono:

  1. la ragione dei dati,
  2. l’emotività personale,
  3. la creatività gestionale,
  4. la visione temporale,
  5. le mete individuali e di gruppo.

Il risultato sei tu! E già: tu sei una componente attiva e non secondaria del processo di investimento! Quale che sia il peso che dai a ciascuno dei cinque fattori, il mix farà di te una persona differente da tante altre, che nelle scelte decisionali possono dare prevalenza a componenti diverse. Prova solo ad immaginare quanta diversità nel modo di agire possono avere due individui, l’uno estremamente logico-razionale (prevalenza del primo punto) e l’altro estroverso e creativo (prevalenza del terzo punto): ti posso garantire che in un’ipotetica discussione i due non si comprenderanno reciprocamente. E le combinazioni di certo non si fermano qui.

Ovviamente il rischio è insito in ogni investimento, come detto sopra, ma devi sapere che ne esistono almeno di due tipologie: il rischio operativo e il rischio finanziario. Sono due buoni amici, nelle loro differenze, che meritano di essere presentati. Il primo riguarda l’innesto delle scelte d’investimento nella realtà funzionante dell’azienda. Tale elemento opera, cioè, su un treno in corsa e se non si raccorda alla perfezione crea qualche disagio. Mi ricorda un po’ il trasloco di casa: durante la vita di ciascuno di noi capita di acquistare una nuova abitazione, e se questa non viene consegnata per tempo nel mentre giunge il momento di liberare la casa vecchia… beh, la situazione non solo crea disagi a tutti i componenti della famiglia e alle loro abitudini, ma può generare qualche spesa imprevista. In azienda, allo stesso modo, le attività, le persone, la tecnologia presente, la struttura dei costi sino a quel momento possono essere modificati da un investimento, anche di sana pianta, e occorre essere pronti ad affrontare situazioni non messe in conto o davvero imprevedibili.

Quanto vai ad effetto del rischio operativo? Ovvero, quanto sei disposto a rischiare di trovarti impelagato in ostacoli, lungaggini e imprevisti? Hai la forza e la giusta motivazione per affrontarli? Dalle risposte che ti darai dipende la stabilità emotiva con cui affronterai questa componente.

Il rischio finanziario, dal suo canto, non è meno fastidioso e necessario da gestire. Infatti, ogni investimento produce anche effetti finanziari importanti: il livello di indebitamento può crescere notevolmente, ad esempio, minando la capacità di credito complessiva dell’azienda o, più semplicemente, aumentandone i costi (gli interessi passivi) a svantaggio di altre finalità, quali il finanziamento del magazzino o dei crediti verso l’ASL. Di tali sbilanciamenti occorre tener conto, atteso che una volta scelta una modalità di finanziamento dell’investimento è ben difficile tornare sui propri passi, a causa dell’ampio orizzonte temporale normalmente interessato.

Hai provato a fare una rappresentazione del tuo bilancio dopo l’investimento? Come si modificherà la redditività complessiva? Avrai la liquidità necessaria per far fronte ai debiti correnti (fornitori, scoperti bancari,…). Anche in questo caso dalle risposte che raccoglierai dipenderà il “sentimento” che vivrai in futuro.

Riassumendo questa parte, aggiungo che gli specialisti possono valutare gli investimenti utilizzando diversi criteri, ognuno con i suoi vantaggi e svantaggi. Senza entrare negli aspetti tecnici provo a sintetizzare i più noti:

  • il metodo della redditività media valuta il tasso medio di incremento del risultato economico che viene prodotto nel corso dei periodi presi in considerazione dall’investimento. Ovviamente tale percentuale, se da un lato offre una visione sintetica della bontà dell’investimento, dall’altro nasconde nel suo seno qualche difficoltà nelle stime sul futuro e, soprattutto, va prudentemente interpretato in base alla congruità dei risultati ottenuti. In un’approssimazione poco accademica, puoi valutare la seguente differenza considerando che, se gli anni presi in considerazione sono tanti, è opportuno eliminare l’effetto inflazione dall’incremento del reddito:

incremento del reddito nei prossimi X anni – valore dell’investimento

  • il metodo del periodo di recupero (detto Payback) valuta la rischiosità dell’investimento misurando il tempo necessario nel riavere i soldi investiti. È utile soprattutto quando il settore in cui si investe è a elevata aleatorietà. A differenza degli altri, la formula da applicare è molto semplice, ma il calcolo si complica, a onor del vero, se gli investimenti non sono puntuali, cioè concentrati in un unico momento iniziale. Per i flussi di cassa occorre una stima di cosa verrà prodotto finanziariamente e per quanto tempo, per poterne fare una media; ma se l’arco temporale fosse particolarmente lungo, così da essere evidente l’effetto svalutativo della moneta, tali valori andrebbero valutati considerando anche tale elemento:

 valore dell’investimento : flussi di cassa annui medi

  • il metodo della redditività attualizzata si fonda su due fondamenti: il primo afferma che un uovo oggi vale di più di un uovo domani; il secondo, che un euro a basso rischio vale di più di un euro ad alto rischio.

a. Sulla base di questi principi, apparentemente banali, si fonda la stima del tasso percentuale necessario per attualizzare (=riportare al tempo presente) i flussi di denaro che entreranno in futuro, al fine di renderli comparabili con il denaro uscente al momento dell’investimento (sistema del Valore Attuale Netto, o VAN). Il VAN ha il vantaggio che è un sistema utilizzabile laddove il tasso percentuale minimo atteso non rimane costante durante la vita utile dell’investimento, mentre presenta gli svantaggi delle difficoltà oggettive nella definizione del tasso d’interesse meglio rappresentativo e, in aggiunta, in occasione di stime relative a investimenti a carattere strategico (si pensi all’acquisto di una farmacia, che condiziona il professionista per una vita e comporta modifiche comportamentali radicali).

V.A.N. = entrate future attualizzate – uscite attuali

b. Un altro sistema della medesima famiglia si basa sulla stima del tasso di interesse che eguaglia il valore dei flussi finanziari entranti e uscenti (sistema del Tasso Interno di Rendimento, o TIR). Il vantaggio sta nel non dover definire a priori una percentuale di stima, come avviene per il VAN, ma la sua formulazione matematica può dar origine a più soluzioni, trattandosi di un’equazione di ennesimo grado, lasciandoci nell’imbarazzo più totale. I matematici possono sbizzarrirsi anche su alcuni paradossi del calcolo del TIR.

T.I.R. = % di attualizzazione che parifica le entrate future e le uscite attuali

Mi viene da dire, e non solo a me, che più è importante l’investimento (in valore assoluto, ma anche in relazione al soggetto che lo dovrà affrontare) meglio sarebbe utilizzare più metodi e confrontarli tra di loro.

Al termine di questa disamina, se possiamo considerare il flusso di cassa atteso (Payback) come la misura più immediata della bontà dell’investimento, perché fornisce una risposta temporale chiara anche per i non esperti di numeri, ciò non significa che i vantaggi che ne derivano da questo metodo possano essere anche di altra natura. Infatti, oltre ai ritorni economici, dobbiamo pensare a quelli legati alla qualità e agli effetti indiretti aggiuntivi, sia a vantaggio della persona che di altri settori dell’attività aziendale. Mi spiego con qualche esempio. Se acquisto una farmacia, non solo valuterò nel modo più razionale possibile quanto sopra detto, ma dovrò tener conto nei benefici di ritorno anche sul mio grado di soddisfazione nel raggiungere uno status di autonomia (vantaggio sulla persona). Se meccanizzo il magazzino, dovrò considerare anche l’incremento di velocità nel servizio offerto al cliente e una migliorata gestione degli scaduti (vantaggio sulla qualità). Se offro alla clientela dei sistemi di distribuzione automatica dei prodotti, non sto perdendo clienti in orario di apertura, anzi posso fidelizzarne altra che mi ha conosciuto secondo una nuova modalità (vantaggio in altri settori dell’attività aziendale). E così via…

Valutare gli investimenti, in definitiva, è complesso ma affascinate allo stesso tempo: prova a chiederti come potresti sottolineare le tue forze e compensare le tue debolezze; come sfruttare al meglio le tue possibilità e proteggerti dalle minacce.