La tua farmacia registra la presenza di soli farmacisti tra i collaboratori? Se la risposta è affermativa i motivi che la giustificano rientrano sicuramente tra quelli che ho raccolto intervistando numerosi tuoi colleghi:

  1. tutti devono saper fare tutto;
  2. se qualche dottoressa si assenta per maternità o malattia non ho disguidi;
  3. in casi di emergenza non debbo correre io al banco (il giorno di Natale);
  4. i collaboratori devono responsabilizzarsi sulla sistemazione e disponibilità della merce;
  5. voglio solo laureati attorno a me;
  6. a costi leggermente superiori preferisco un dipendente laureato;
  7. il/la dottore/ssa al banco qualifica l’immagine della mia farmacia;
  8. il servizio che può fornire un laureato, in ogni reparto, è superiore;
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E di sicuro ho dimenticato qualcosa nella lista, pertanto ti invito a compilare le righe in bianco.

Ora ti chiedo: l’hai mai vista un’azienda così? Atteso che i punti all’elenco precedente riguardano obiettivamente solo i tuoi interessi (rileggili!), riuscirai a essere convincente con chi, e non ha tutti i torti, si trova a fare il magazziniere con la stessa tua laurea tra le mani? Ma soprattutto, quale sarà il suo livello di motivazione quando gli spiegherai le sue mansioni, il primo giorno di lavoro, o dopo qualche anno di questa routine?

Di sicuro in questo momento starai pensando a quella brava dottoressa che da anni lavora con te ed è preparata, veloce, disponibile, di ottima salute e che, diciamocela tutta, si è anche abituata a sopportare qualche tua piccola mania o fastidioso atteggiamento o comportamento di cui non hai dovuto chiedere il permesso a nessuno e che, pertanto, ti sembra assolutamente normale e dai per scontato. Scommetto una copia di questo libro in omaggio (spero che possa valere qualcosa!) che questa persona è anche mansueta e silenziosa. Perfetto. Se sei un maschietto come me potremmo dirci: è la donna ideale. Se sei una femminuccia, mi immagino che non dovrebbero esserci rivalità o bassezze tra voi due.

Scusami il livello confidenziale da me raggiunto, ma mi sono preso un incarico importante e presuntuoso: se queste cose non te le dico io, chi te le potrà mai far osservare? “Bella forza -starai pensando- atteso che non posso guardarti in faccia e cantartene quattro o spiegarti che in casa mia c’è una situazione particolare…”. Ebbene, questa cosa che ognuno ha una situazione particolare, che lo contraddistingue da tutti gli altri, me la fece cancellare via dalla testa il direttore commerciale delle enciclopedie Mondadori quando, all’inizio degli anni ’80 (oggi dobbiamo aggiungere “del secolo scorso”), a Segrate, durante un corso di formazione per venditori al primo anno di attività a cui partecipavo, disse che la anormalità era la nuova normalità, che le specificità territoriali, caratteriali e culturali della gente di un luogo non motivavano alcuna giustificazione verso l’inefficacia di qualsivoglia tecnica di vendita o principio di approccio a un potenziale cliente!

Sono passati trent’anni, quindi se ti racconti ancora queste cose fai un balzo oltre e non ci pensare più. Voglio dirti in amicizia che ci sono determinati principi nella gestione delle risorse umane che sono universali e che i cattivi rapporti tra persone, scava scava, hanno tutti un punto d’inizio e un motivo, rimosso il quale si può cambiare e, nella peggiore delle ipotesi per cui ci si è messi in discussione in prima persona ma il tuo interlocutore no, rammenta che comunque anche nel fallimento hai voluto provarci e sei diventato una persona migliore, hai utilizzato determinati “attrezzi”, come quelli di una palestra, magari non alla tua portata (attuale).

E lascia perdere chi si irrigidisce in se stesso e non ha voglia di cambiare, mai! È tutto tempo ed energia sprecati… Mi obietterai: anche se si tratta di un dipendente iscritto nel mio libro paga? Certamente sì, è la mia risposta, soprattutto se si tratta di un tuo collaboratore… Riprenderemo questo delicatissimo discorso, te lo prometto, quando poco più innanzi parleremo del tono emotivo delle persone e del tuo gruppo di lavoro.

Ma torniamo ai tuoi desideri e alle tue scelte, relativamente alla qualifica dei tuoi collaboratori. Se avessi a che fare con un tuo fornitore, vorresti che il ragioniere ti vendesse un prodotto o che un dirigente sistemasse la merce in deposito? Che cosa penseresti di quell’organizzazione? E se fossi un cliente della farmacia, saresti più contento di avere a che fare con una persona titolata o con qualcuno che, a prescindere, abbia il giusto grado di umanità e una capacità di convinzione (leggi determinazione) non invasiva per cui è un piacere averci a che fare, perché la senti dalla tua parte?

Dove mai si è vista un’azienda fatta di soli laureati? Ci sono troppi incarichi, tante cose da fare per cui qualsiasi persona che non abbia frequentato l’università sarebbe motivata a farsene carico. Dai spazio a costoro.