Quando nei seminari affronto il tema del bilancio, noto con grande soddisfazione che tutti i farmacisti presenti, nessuno escluso, seguono e partecipano con grande coinvolgimento. Nell’applicazione quotidiana, al contrario, registro (e non solo tra i farmacisti) una certa desuetudine e un ridotto interesse nell’interpretare il bilancio d’esercizio personale, preferendo delegare al commercialista la segnalazione di ogni anomalia gestionale relativamente alla propria impresa.

E siccome tale documento è consuetudine prepararlo alla fine dell’inverno, per poi continuare nello studio professionale un’intensa attività che culmina con la dichiarazione dei redditi estiva, eccoti giunto in autunno senza aver avuto il tempo di far nulla, già preoccupato della gestione del nuovo anno. E avanti così! Nulla di più errato: è come se io decidessi di mangiare ogni ben di dio per poi affidarmi al medico, affinché mi somministri qualche pillola miracolosa contro zuccheri e colesterolo!

Non è possibile affrontare qui un tema piuttosto articolato, ma qualcosa io e te riusciamo a fare, con reciproca attenzione. Innanzitutto, considera il documento come un insieme imprescindibile di due componenti, così descrivibili:

  1. lo stato patrimoniale, chiamato così perché fotografa a una certa data il patrimonio netto dell’azienda, ottenuto come differenza tra i valori attinenti investimenti, magazzino, crediti e liquidità, da un lato, e debiti dall’altro;
  2. il conto economico che, come in un film, racconta e raccoglie tutti i ricavi di vendita, gli interessi attivi, i fitti e talvolta i ricavi di natura straordinaria, e i costi di esercizio, cioè quelle spese per acquisire beni e servizi da utilizzare nell’anno, come gli acquisti di merce, gli stipendi e gli oneri sociali, le utenze, le consulenze e gli altri servizi, le imposte e le tasse, gli interessi passivi e gli ammortamenti (suddivisione annuale di costi per beni durevoli, presenti tra le immobilizzazioni dello stato patrimoniale). La differenza tra ricavi e costi fornisce il risultato economico d’esercizio.

Un errore che viene spesso fatto dal farmacista riguarda la confusione tra costi e uscite finanziarie (pagamenti) e tra ricavi ed entrate (incassi). Faccio tre esempi: se ricevo la bolletta del telefono, con l’addebito dei consumi di dicembre ma con scadenza di pagamento a gennaio, il costo sarà di competenza dell’anno che termina, ma l’uscita riguarderà il successivo. Così, se la distinta che invio alla ASL relativa alle ricette di novembre mi viene rimborsata a inizio anno nuovo, il commercialista apposterà nel conto economico dell’anno in corso i ricavi corrispondenti, mentre nell’esercizio successivo ne registrerà l’incasso. Infine, siccome ti ho accennato agli ammortamenti, questi rappresentano la situazione per cui il pagamento è stato effettuato nell’anno di acquisto del bene (auto, attrezzatura, arredo, software, avviamento per l’acquisto della farmacia,…), ma il cui costo viene letteralmente spalmato sui conti economici di diversi anni, periodo durante il quale si stima possa manifestarsi l’utilità di quell’investimento. Al termine le imposte dirette, tanto per capirci, si calcolano sul risultato d’esercizio, a prescindere dal movimenti finanziari.

Pertanto, la medesima farmacia può trovarsi in una situazione di equilibrio economico (i ricavi superano i costi d’esercizio) e contestualmente di squilibrio finanziario (le entrate sono inferiori alle uscite). E siccome i flussi di cassa rappresentano l’“ossigeno”, mentre i profitti il “cibo”, sai benissimo che si può stare anche per un po’ senza mangiare, ma senza aria…

Aggiungo anche che non ci sono differenze degne di nota se il bilancio rappresenta i valori di una ditta individuale o di una società di persone, come può avvenire in farmacia. Qui voglio solo aggiungere che nei due prospetti sinteticamente illustrati possiamo rilevare specifiche informazioni leggermente nascoste, nonostante i dettagli descrittivi, come sperimenta chi si cimenti nella lettura inconsapevole delle proprie analisi del sangue. E infatti, a chi mastica l’economia piace parlare di “analisi” di bilancio.

Allora il conto economico farà emergere risultati intermedi, rispetto al profitto in fondo al foglio, il più importante dei quali è denominato “reddito operativo”, cioè la differenza tra i ricavi e i costi dell’attività caratteristica al netto di quei ricavi straordinari e dei fitti attivi, nonché dei costi per oneri finanziari, straordinari e fiscali. Il reddito operativo è il risultato che si rapporta con il capitale complessivamente investito in azienda, per valutare la redditività della gestione tipica o caratteristica.

Un’altra differenza degna di nota è il cosiddetto “margine lordo di contribuzione”, la differenza tra i ricavi di vendita e il costo della merce venduta (rimanenze iniziali + acquisti – rimanenze finali), che misura la capacità di copertura dei costi fissi, quelli che appunto non variano proporzionalmente all’andamento delle vendite.

CONTO ECONOMICO A RISULTATI INTERMEDI

 RICAVI di vendita e da prestazioni

+/-

 incremento/decremento scorte

+

 acquisti merce

=

 COSTO DEL VENDUTO
 RICAVI – COSTO DEL VENDUTO

=

 MARGINE DI CONTRIBUZIONE

 Servizi & godimento beni di terzi

=

 VALORE AGGIUNTO

 Costo del lavoro

=

 MARGINE OPERATIVO LORDO

 Ammortamenti e svalutazioni

 Oneri diversi di gestione

=

 REDDITO OPERATIVO GESTIONE CARATTERISTICA

+/-

 Proventi e oneri finanziari

+/-

 Proventi e oneri straordinari

=

 REDDITO ANTE IMPOSTE

 Imposte dirette

=

 REDDITO NETTO

Osservando meglio lo stato patrimoniale si osserverà quantomeno la capacità del capitale circolante lordo (magazzino + crediti + liquidità) di far fronte ai debiti scadenti entro i 12 mesi o a breve termine (fornitori, c/c bancari passivi).

Altra valutazione di rilievo è il rapporto tra i debiti e il patrimonio netto che, com’è stato detto, è in farmacia sproporzionalmente sbilanciato a favore dei primi. E, per ultimo ma non certo d’importanza, ti faccio osservare il rapporto che passa tra i debiti scadenti entro i 12 mesi e tutti gli altri (a medio-lungo termine), che fornisce l’indicazione della capacità di credito residua: se i debiti a breve sono eccessivi, magari non coperti adeguatamente dal capitale circolante lordo, ben difficilmente si otterranno nuovi prestiti dalla banca e sarà forse giunto il momento di capitalizzare la propria farmacia, cioè di metterci denaro fresco di tasca propria…

Debbo necessariamente non andare oltre; d’altronde ci sono in commercio ottimi studi per conoscere il bilancio anche da parte di principianti. Aggiungo solo che si tratta di un documento che rappresenta la sintesi di un sistema contabile cui l’azienda è obbligata perché funzionale alle esigenze pubbliche, fiscali e non solo. Ma il bilancio e la contabilità retrostante non sono esaustivi per il controllo di gestione (di cui abbiamo detto), né per la valutazione d’azienda (di cui alle prossime pagine) ed è difficile e talvolta fuorviante utilizzarli, sic et simpliciter, per scopi diversi dai quali sono stati creati.

Mi piace concludere questo delicato argomento con una frase tratta dal film A Random Walk Down Wall Street: La dichiarazione dei profitti di un’azienda può essere paragonata a un bikini: ciò che rivela è interessante, ma ciò che nasconde è fondamentale. Morale: non si deve partire dal bilancio per conoscere l’azienda, nemmeno se è la propria!